Dalla forma perfetta di una Ferrari a quella imperfetta ma autentica di un risotto "in dialetto", fino alla semplicità disarmante di uno spaghetto al pomodoro: l’Italia corre veloce, ma non dimentica da dove viene. Nelle voci di Flavio Manzoni, Massimo Bottura, Cesare Battisti, Ciccio Sultano, Giulio Terrinoni, Sonia Peronaci, Luisanna Messeri e Giorgio Calabrese si intrecciano visioni, intuizioni e la consapevolezza che la creatività – nel design come nel piatto – è sempre un gesto culturale.

“La bellezza non è superficie, è sostanza”, dice Manzoni, responsabile del design Ferrari, che nel suo lavoro cerca l’equilibrio tra arte e funzione. E Bottura rilancia: “Il futuro è uno stato mentale, e va vissuto con coraggio.” Il loro dialogo è un viaggio tra motori e cucina, tra il menu del Cavallino e le intuizioni che nascono da una visione, da un’idea da osare, anche se non capita subito. Nel talk "I dialetti del cibo", invece, si parla la lingua della memoria. “Cucinare in dialetto vuol dire sapere da dove vieni per capire dove vuoi andare”, afferma Battisti, che a Milano reinventa la tradizione. Per Sultano, la Sicilia è un continente dove la stratificazione culturale si serve a tavola. Terrinoni traduce la romanità in piatti che hanno il sapore della sua transumanza creativa. Tutti d’accordo: la vera tradizione è un punto di partenza, mai una gabbia.