“Ci sono un milanese, un romano e un ragusano”. No, non è l’inizio di una barzelletta, ma la sintesi perfetta di come l’Italia si racconta a tavola. Tre cuochi, tre dialetti, un’unica lingua: quella del Gusto, in questo caso, giocando in casa, con la “G” maiuscola. Cesare Battisti del “Ratanà” di Milano, Giulio Terrinoni di “Per Me” a Roma e Ciccio Sultano del “Duomo” di Ragusa Ibla saranno insieme a Bologna durante “C’è +Gusto” per il talk “Dialetti a tavola”. Un incontro che mette al centro la lingua più vera del Paese, quella che si par- la in cucina e che nei secoli si è evoluta, restituendo una con- temporaneità che la tradizione custodisce.

L’EVENTO

I talk del Gusto: silenzio, parla il cibo

La lingua della cucina è viva e in evoluzione, come la cucina stessa. Si può parlare quindi di dialetti gastronomici che compongono la carta d’identità culinaria del Paese. Cesare Battisti lo fa da Milano. Rappresenta la voce della sua città: “Milano è una città timida, non ama mettersi in mostra, ma quando si apre ti abbraccia davvero. Io cucino così, senza esibirmi, con la stessa riservatezza di Milano. Mi interessa arrivare alle perso- ne, non stupirle”. La sua cucina, quella del “Ratanà”, racconta la città attraverso piatti che hanno il tono e la cadenza del popolo: risotto allo zafferano, osso- buco, cassœula, i rustin negàa o arrostini annegati, tipici di Sant’Ambrogio. “Il cibo in Italia è democratico, nasce dal popolo – dice – La mia è una cucina di condivisione: con i fornitori, con i colleghi, con gli ospiti. È così che si ritrova l’identità”.