ABologna, durante il festival C’è + Gusto, la pizza torna a essere un linguaggio, non solo un piatto. Nel Cortile di Palazzo Re Enzo, l’Arena della Pizza riaccende il forno dell’immaginario italiano: due giornate — sabato 18 e domenica 19 ottobre — per raccontare come un disco di pasta possa contenere secoli di cultura, tecnica e convivialità. È un viaggio nel tempo e nello spazio, dal Cilento a Roma, da Napoli a Milano, tra impasti, farine, formaggi e storie di territori che si riconoscono nel gesto semplice dell’ammaccata.

“Ogni cultura ha un modo per dire condividere”, diceva Claude Lévi-Strauss, e in Italia quel modo si chiama pizza. Che non è solo un cibo, ma una grammatica sociale: un modo per stare insieme, un simbolo democratico capace di unire la taverna e l’alta cucina, la manualità e la scienza dei lieviti, la tradizione e la ricerca. È questo il filo conduttore degli incontri bolognesi, che mescolano dimostrazioni, racconti, degustazioni e pensiero gastronomico.

Il sabato dell’Arena si apre nel segno della diversità e dell’inclusione.Con Mulino Caputo e Vincenzo Fotia, il focus è sulla pizza “senza glutine”: un laboratorio in cui la bontà diventa accessibile a tutti, senza rinunciare alla struttura, al profumo, alla leggerezza. “Il senza non è un limite ma una nuova grammatica del gusto”, spiega Fotia. È il primo atto di un dialogo tra innovazione e memoria.