L'europarlamentare ha descritto una Regione in crisi e puntato tutto sulla campagna pro-Pal. Una scelta fallimentare, mentre Acquaroli chiedeva voti senza fare cabaret...di Pietro Senaldimartedì 30 settembre 2025 (Ansa)4' di letturaIl treno per Gaza è diventato un direttissimo per tornare a Bruxelles. Per convincere gli elettori, a Matteo “Ricci Pasticci” non è servito neppure l'ultimo tentativo cialtronesco di trasformare le Regionali delle Marche in un referendum pro o contro Bibi Netanyahu. Il candidato del campo largo ha perso con ignominia, non tanto per il distacco, superiore al previsto, quanto per il modo in cui è maturata la sconfitta. L'europarlamentare dem, in mancanza d'argomenti reali e coscienza di essere indietro nei sondaggi, malgrado in tv andasse a dire l'opposto, ha provato a buttarla sull'emotività, non rendendosi conto che invece così la buttava in vacca. Ha tentato di cavalcare la guerra in Medio Oriente per raccattare consensi in Ancona. «Un voto per le Marche e per la Palestina», è stato il suo appello finale, scendendo avvolto in una bandiera palestinese dal rapido San Benedetto del Tronto - Pesaro, che aveva all'occorrenza ribattezzato “Il treno per Gaza”. I marchigiani però non sono “pistacoppi”, che in anconetano sta per fessi.Hanno votato pensando al loro territorio piuttosto che a quello sotto la dittatura di Hamas, consci che tanto Acquaroli quanto Ricci nulla possono per Gaza, con la differenza che il primo lo sa e il secondo o non lo sa o millanta. In fondo per l'onorevole dem è meglio così: se ha davvero a cuore il Medio Oriente, se ne può occupare meglio dalle istituzioni europee piuttosto che dalla sua Regione, che non ha competenze di politica estera. Improbabile infatti che l'ambizioso Matteo rinunci all'euroseggio per stare a casa sua a fare opposizione, come invece ha fatto Andrea Orlando in Liguria, un insegnamento per tutti che sarebbe possibile.