Roma, 23 set. (askanews) – “Quando si parla di malattie neurodegenerative si pensa all’Alzheimer o al Parkinson, come se tutto fosse riferibile a due singole patologie. Non è così”. È quanto dichiara in una nota Ferdinando Squitieri, Responsabile Unità Huntington e Malattie Rare dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza e Direttore Scientifico della Fondazione Lega Italiana Ricerca Huntington (LIRH).

“Queste due malattie sono rappresentative di gruppi di molte sindromi diverse, causate da fattori biologici differenti e dal contributo di fattori tossici e ambientali, che ora si inizia a conoscere meglio. Entro il 2050 saranno 150 i milioni di persone che si ammaleranno di una malattia neurodegenerativa associata al declino delle funzioni cognitive, quello che in termini semplici chiamiamo ‘disturbo di memoria’. Tre volte più di quanti sono oggi. Quindi preoccuparsi delle malattie neurodegenerative è una priorità, perché questo tema rappresenta un allarme sociale per i costi che genera e per la qualità di vita che compromette, non solo per chi ne soffre ma per l’intera famiglia, a cominciare dai caregivers”, aggiunge.

“La Malattia di Huntington è anch’essa una malattia neurodegenerativa – prosegue Squitieri -. In più è sempre genetica, per cui non si ammala uno solo in famiglia, ma si stima che siano coinvolti fino a 5 componenti per ogni malato dentro la stessa famiglia, perché è dominante, grave, con i sintomi di Alzheimer e Parkinson insieme nella stessa persona e perché prevedibile con un test genetico. Per questo motivo si pone, nel mondo di chi studia queste complesse patologie, come un modello importante verso la cui causa dirigere sforzi terapeutici a beneficio anche di altre malattie”.