Da un lato, la prevenzione come “leva potente” che può arrivare a scongiurare fino al 40% dei casi di demenza. Dall’altro, la riabilitazione capace di mantenere più a lungo, a malattia conclamata, di mantenere più a lungo le funzioni cognitive e l’autonomia migliorando la vita sia del malato sia del suo caregiver. E, fattore di non poco conto con l’esplosione della cronicità e l’invecchiamento della popolazione, di ritardare l’ingresso nelle strutture e i ricoveri in ospedale così da alleggerire una spesa stimata, per il nostro paese, tra i 15 e i 23 miliardi di euro l’anno di cui il 60-70% a carico delle famiglie.
I numeri
Il mondo e l’Italia - dove il Tavolo permanente per le demenze sta lavorando ad aggiornare il Piano nazionale su queste patologie - si presentano con queste due armi all’appuntamento con la Giornata mondiale dell’Alzheimer del 21 settembre. Se la guerra contro la malattia è ancora ben lontana dall’essere vinta, molto si può fare per metterla all’angolo quanto più a lungo possibile. Molto possono fare i Governi ma tantissimo può fare ciascuno di noi, per contrastare numeri da capogiro solo nel nostro Paese: una stima di 1,6 milioni di persone con demenza di cui 6-700mila con diagnosi di Alzheimer a cui si aggiungono 900mila individui con decadimento cognitivo lieve. Il conto è salatissimo: a considerare anche i caregiver, si arriva a 4 milioni di persone interessate.











