Roma, 2 dic. (askanews) – Si è svolto sabato 29 Novembre a Roma il Convegno annuale della Lega Italiana Ricerca Huntington (LIRH), dal titolo “Prevenire le malattie neurologiche”, un appuntamento che ha riunito ricercatori, clinici, famiglie e rappresentanti della società civile per discutere le prospettive di cura, in particolare, per Huntington e Alzheimer, il cui aumento rappresenta una delle sfide più urgenti per i sistemi sanitari di oggi e dei prossimi decenni.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono 55 milioni le persone nel mondo colpite da una demenza su base neurodegenerativa con l’Alzheimer come forma più rappresentativa e potrebbero diventare 180 milioni nel 2050. Una proiezione che, come ha ricordato il direttore scientifico della LIRH, il neurologo Ferdinando Squitieri, “impone di considerare la prevenzione come un dovere collettivo, perché quasi la metà dei fattori che incidono sull’insorgenza delle demenze può essere modificata intervenendo sull’ambiente, sugli stili di vita e sulla consapevolezza”.
Squitieri ha sottolineato come la malattia di Huntington rappresenti un modello unico per comprendere l’intero processo neurodegenerativo: “L’Huntington è l’esempio più chiaro e storicamente accettato di neurodegenerazione prevedibile: conosciamo la mutazione, possiamo identificarla prima dei sintomi e misurare il rischio con precisione. Questo significa che il concetto di prevenzione non è teorico, ma concreto. Le conoscenze che derivano da questa malattia possono aprire la strada a interventi precoci anche nell’Alzheimer e nel Parkinson, che sono molto più diffusi ma meno prevedibili. La comunità scientifica internazionale considera sempre di più l’Huntington la chiave per comprendere meccanismi nascosti che riguardano tutti”.






