Caro Aldo,

l’assassinio va condannato sempre ma la morte di Martin Luther King mi ha rattristato profondamente, quella di Charlie Kirk niente affatto. Questo è il punto e questo credo volesse dire Odifreddi.

Angelo Gavezzotti

Caro Angelo,

Questo dibattito — se in morte uno valga uno — è abbastanza surreale. Martin Luther King era il leader del movimento per i diritti civili dei neri, uno dei capi più importanti della politica americana del Novecento. Portò 250 mila persone a Washington, cui disse: «I have a dream». Era il 28 agosto 1963. Meno di tre mesi dopo veniva assassinato a Dallas, Texas, il presidente Kennedy. L’anno dopo il suo successore Lyndon Johnson fece approvare il Civil Rights Act, che poneva fine alla segregazione (sì, sessant’anni fa in America c’era l’apartheid), e disse: «Ci siamo giocati il Sud». Johnson era texano (Kennedy peraltro nel 1960 il Texas l’aveva vinto). La sua intuizione era giusta. Il Sud si spostò a destra, con rare eccezioni (Carter nel 1976, in parte Clinton nel 1992). L’assassinio di Martin Luther King, il 4 aprile 1968, chiuse una stagione. King era un leader non violento, sosteneva la causa dell’integrazione. I radicali — non Malcolm X, che era stato ammazzato tre anni prima — approfittarono della sua morte per sostenere che la non violenza e l’integrazione erano impossibili. Seguirono anni di rivolte, di scontri durissimi, e di grandi vittorie elettorali della destra. Il clima di tensione e di violenza politica quasi sempre genera svolte d’ordine. È possibile che accada così anche stavolta. Charlie Kirk non era Martin Luther King; del resto, di Martin Luther King sulla scena oggi non se ne vedono. Kirk, che in Italia in pochi avevano sentito nominare, era un efficace propagandista dell’ideologia Maga, Make America Great Again, oggi al governo. Questo non rende meno grave la sua morte, né meno colpevole il suo assassino, né meno disastrosa la prospettiva per la sinistra americana, se non saprà prendere nettamente le distanze dalle sue frange violente. Non dimentichiamo che le presidenziali del 2024 si sono decise il 13 luglio a Butler, Pennsylvania, dove Donald Trump rischiò la vita e vinse le elezioni.