Per Charlie Kirk non c'è pace neppure da morto. Era stato chiaro, fin da subito, a cadavere caldo: dopo quella pallottola che gli ha spezzato la vita è stato subito un florilegio di inaccettabili e inascoltabili distinguo. "Sì, ma...", sproloqui sulle "parole d'odio", assurdi paragoni con altri omicidi (vedi Odifreddi), post violentissimi e poi cancellati (vedi Alan Friedman).
Un brutto spettacolo, anzi orrendo, il cui emblema è stato il post di Cambiare Rotta - Kirk a testa in giù e la scritta "-1" - stigmatizzato anche da Giorgia Meloni (poi accusata dal compattissimo fronte progressista per averlo fatto: insomma, tutto al contrario). E questo spettacolo orrendo non si è fermato neppure di fronte al funerale, di fronte allo stadio di Glendale, in Arizona, gremito all'inverosimile.
Si parla del racconto offerto dalla stampa progressista su quanto accaduto ieri, domenica 21 settembre. I funerali. L'estremo saluto. Presenti anche Donald Trump ed Elon Musk. Presente ovviamente anche la vedova, Erika, che ha detto di aver perdonato l'assassino di suo marito.
Eppure era tutto un indugiare su dettagli marginali, buoni per screditare quel mondo: il sudore dei partecipanti, i loro volti, vietato anche brandire un crocifisso, vietato anche arrivare con i sandali per poi cambiarli all'interno dello stadio (già, la stampa italiana ha raggiunto vette inesplorate).













