Nel mondo globalizzato ogni fatto ha una cassa di risonanza assoluta. E il caso dell’orrenda morte dell’attivista-influencer Charlie Kirk non è uscita da questo schema. Parliamo di libertà di parola, di confronto, ma principalmente di agibilità politica. Per questo il secondo dopo lo sparo di Tyler Robinson non solo gli Usa, ma tutta l’Europa sono state attraversate da un fremito di polemiche. L’Italia non è stata da meno. Una Nazione la nostra che conosce da vicino la violenza politica e che ha visto dall’alba dei tempi, da Romolo e Remo per intenderci, episodi di vera e propria guerra civile flagellare gli italiani in nuce e quelli post 1861. Ma restiamo connessi ai giorni nostri. In tal senso i gruppi parlamentari Camera e Senato di Fratelli d’Italia hanno preparato un documento, di cui siamo entrati in possesso, dal titolo “Chi soffia sul fuoco dell’odio politico.

Dossier” che fotografa la situazione nei giorni dell’assassinio Kirk. Lo scritto, composto da otto pagine, è diviso in quattro capitoli e affronta le implicazioni riguardanti l’aggressività fisica e verbale del dibattito politico alle nostre latitudini. In primis, possiamo leggere, del «ruolo chiave» svolto da Charlie Kirk nella campagna elettorale di Donald Trump. Successivamente lo scritto si concentra sulle reazioni alla morte proprio di quest’ultimo. Vengono evidenziati i commenti degli utenti sotto i post prodotti dalla testata Fanpage - «Kirk è morto godo», «una m...a in meno, grazie» e «quando si dice che se ne vanno sempre i migliori, non era questo il caso» giusto per darvi il tenore - e così viene sottolineato come «il fatto che i leader dei partiti di sinistra in Italia (...) abbiano scelto di tacere o di intervenire solo dopo molte ore dai fatti per condannare il brutale assassinio di un attivista di destra negli Usa, crea terreno fertile per proliferazione di commenti vergognosi sui canali social punto di riferimento della sinistra».