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Ultimo aggiornamento: 7:40

di Tobia Davico

Dopo l’assassinio dell’attivista Maga Charlie Kirk, si sono spese tante parole per celebrarlo o per condannarlo. I Repubblicani hanno immediatamente santificato Kirk come martire della libertà di parola, mentre parte del mondo Dem gli rinfacciava di aver causato da sé la propria tragica fine, avendo promosso per anni posizioni reazionarie e divisive. Il discorso mainstream – anche in Italia – non è mai andato al di là di questo livello molto superficiale di analisi. La verità è che, se analizzato a fondo, il caso Kirk offre una chiave di lettura per comprendere una spaccatura molto profonda e significativa in atto nel mondo Maga.

La versione ufficiale fornita dall’Fbi vede un unico colpevole, un lone shooter come se ne sono visti tanti nella storia degli omicidi politici in America (vedi il caso Jfk). Non solo, l’accusato Tyler Robinson sarebbe il nemico perfetto per il mondo Maga: proviene da una famiglia conservatrice, da cui però ha preso le distanze; è descritto nella narrazione mediatica come un “estremista di sinistra” radicalizzato online, che convive con un fidanzato queer in fase di transizione. Insomma: ecco il capro espiatorio, caso risolto.