La madre Maria e il padre Ugo, la seconda generazione, gli amori e le grandi intese. Apriamo lo scrigno delle sue memorie personali

di Francesca Reboli

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Riservatezza, al limite dell’ossessione. Giorgio Armani, tanto presente nella vita pubblica nel doppio ruolo di designer e imprenditore, ha sempre protetto la sua vita privata respingendo ogni incursione in una sfera che non fosse professionale. L’ha fatto per non perdere il controllo sulla narrazione della sua famiglia e dei suoi affetti più intimi. L’ha fatto per non snaturare il suo passato e tenere per sé il piacere di raccontarlo, concedendosi solo ogni tanto di schiudere lo scrigno delle memorie familiari.

A Martin Scorsese, per esempio, nel documentario “Made in Milano” del 1990, aveva detto: “Ho tantissimi ricordi del passato, della mia infanzia, che sicuramente hanno influenzato le scelte nel mio lavoro. Ricordo l’eleganza di mia madre e mio padre, molto essenziale, forse era un’eleganza soprattutto interiore anche perché non avevano molti soldi. Mia madre faceva i vestiti per noi ragazzi ed erano oggetto di invidia da parte dei nostri amici di scuola. Sembravamo ricchi ma eravamo poverissimi”.