“Due giorni di camera ardente ci sembravano esagerati e invece siamo stati sopraffatti dalla folla”, ha spiegato Leo Dell’Orco, partner di Giorgio Armani

di Serena Tibaldi

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«Non eravamo preparati, ma teniamo duro». Leo Dell’Orco, compagno e braccio destro di Giorgio Armani non parla solo a nome suo, ma di tutta l’azienda. Nasce da qui l’uso che fa della prima persona plurale quando parla. «Siamo stati indecisi se organizzare o meno la camera ardente per uno o due giorni: ci sembrava quasi esagerato. E invece siamo stati sopraffatti dalla folla, dall’affetto e dal rispetto che tutti ci stanno dimostrando. È stato giusto così. La cosa più bella è che il 90 per cento di chi è venuto lo ha fatto senza conoscere Giorgio, ma solo per rendergli omaggio. Ci sono famiglie intere, uomini e donne di tutte le età. È bellissimo. Vedere tutte queste persone ci ha fatto capire quanto la gente lo amasse. Chissà cosa avrebbe detto lui».

Si dice spesso, di solito con grande ipocrisia, che certe industrie e certi gruppi siano come grandi famiglie; ma questi due giorni all’Armani/Teatro hanno dimostrato che, almeno qui, è davvero così: i parenti e gli amici dello stilista si mescolano con i suoi collaboratori più fidati, a cui man mano si aggiungono tutti quelli che hanno lavorato con il designer, diventando parte del suo universo, arrivati qui per salutarlo e condividere un suo ricordo. Così, accanto a Dell’Orco e Andrea Camerana - nipote di Giorgio -, sempre accanto al feretro, si danno il cambio i manager di fiducia sceltid allo stilista, e diventati anche loro, per l’appunto, di famiglia: persone come Michele Tacchella, responsabile di diversi settori, e Irving Bellotti, della Fondazione Armani. A metà mattina arriva Silvana Armani, responsabile delle collezioni donna: elegante, composta.