Ancora una volta, dietro il linguaggio della forma, - il documento in cui la terza persona più ricca d’Italia, l’imprenditore icona del Made in Italy, affida a un notaio le sue ultime volontà - la sostanza parla lo stile dell’uomo. Un uomo che, cinque mesi prima di andarsene, a 91 anni, immagina con la consueta cura di ogni dettaglio che ne sarà di lui dopo di lui. E’ un gesto che ha una vitalità spirituale, oltre che materiale, e ci consegna un autoritratto retrospettivo dove nulla è lasciato al caso, sollevando ogni erede da quella concitata mancanza di lucidità che ogni lutto porta con sé, trascinato dalla perdita, dal bisogno, dal dolore, dal dover fare e continuare.
Il Giappone, che Re Giorgio tanto apprezzava, è forse una delle culture che prolunga più a lungo il momento del trapasso, attraverso riti privati di solennità e ridotti all’essenza di piccoli gesti quotidiani, perché il kami, lo spirito, quando la persona muore, ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di lui, dei suoi bisogni e lo faccia sopravvivere nutrendolo, dissetandolo, persino divertendolo.
Leggere la minuta disamina di quanto contenuto nell’abitazione di Giorgio Armani e l’attribuzione di ciascun oggetto a una precisa persona è la dimostrazione di quanto ogni singolo pezzo di cui amava circondarsi fosse un pezzo di anima. Eppure, questo elenco va letto tutto, riga dopo riga per coglierne il vero senso. «Grande tavolo in mogano e gambe in oro a Michele Morselli; tavolo bambù a Leo; secretaire cinese a Rosanna; mensola in legno grezzo giapponese a Michele Morselli; mensola giapponese in legno scuro sottile a Leo; paravento giapponese dorato con kimoni a Rosanna; tappeto sotto la TV a Michele Morselli; due zanne elefante a Rosanna; animali in metallo (granchi, ecc.) a Leo; tappeto giapponese davanti ai divani a Leo; tappeto giapponese all’ingresso del salone a Leo; orso in bronzo a Leo; tavolino in pelle verde a Rosanna (…); mio ritratto di Andy Warhol a Leo; quadro di Matisse a Rosanna; foto (della mano) di Rayman a Rosanna; le auto d’epoca a Leo e Michele a loro scelta o, sempre per loro scelta, vendute con suddivisione in parti uguali del ricavato…».











