«Il mio ritratto di Andy Warhol a Leo». Un testamento anzi due, meticolosi, precisi eppure tra le righe dell'elenco freddo di tappeti, animali esotici, immobili e quadri si legge l'impeto di un cuore attento e appassionato che non ha lasciato nulla al caso, addirittura stabilendo la possibilità di usufruire dei soggiorni nelle sue case sparse per il mondo come pure delle piscine e del mega yacht Main.

Amore, pignoleria, ultimo desiderio di evitare guerre tra eredi: Giorgio Armani ha lasciato tutti i suoi beni ai familiari, in particolare alla sorella Rosanna, alle nipoti Silvana e Roberta (figlie del fratello Sergio) e soprattutto al suo compagno e braccio destro Leo Dell'Orco, con un'attenzione particolare anche per l'ad de L'Immobiliare srl Michele Morselli, società proprietaria di molte ville dello stilista. Ma ha messo tutto nero su bianco. Cominciamo dalla casa museo di via Borgonuovo 21 a Milano dove ha vissuto fino alla morte.

Un intero stabile nel cuore di Brera - 101 stanze - che resterà in usufrutto a Dell'Orco «vita sua naturale durante» e in cui ha disposto che «gli arredi e ornamenti anche non di valore non dovranno venire rimossi da dove si trovano e rimangono finché Dell'Orco vuole viverci». Tavoli, scrivanie, librerie, tappeti, paraventi giapponesi, due zanne di elefante che verranno ereditate dalla sorella, una collezione di fossili equamente ripartita tra il compagno e Morselli. I granchi di metallo, la statua di una tigre, un orso e una pantera in bronzo al primo; i due tavolini in legno effetto pesce al secondo. Passando al secondo piano, vanno a Dell'Orco una poltrona «in finto animale» e «altri animali in metallo» come pure il pezzo da collezione «la pantera in bronzo» di Rivetti al primo piano. Il Matisse e la foto della mano di ManRay, il grande dipinto Lisier, un tavolo di Sottsass e un secretaire cinese alla sorella. Una parte del piano terra è destinata alla Fondazione Giorgio Armani.