Ripubblichiamo l'intervista di Daniela Mastromattei a Giorgio Armani, pubblica su Libero il 19 settembre 2021 in occasione dei 40 anni di Emporio. Il leggendario stilista piacentino è morto giovedì a 91 anni nella "sua" Milano. Ha lavorato fino all'ultimo, hanno fatto sapere i suoi più stretti collaboratori, a conferma del suo amore sconfinato per la moda.
Giorgio Armani. Lo stilista e imprenditore tra i primi a intuire la gravità della crisi da Covid. Il primo a sfilare a porte chiuse durante la settimana della moda femminile a Milano nel febbraio del 2020, quando ancora la pandemia sembrava soltanto un problema cinese. Questa precoce consapevolezza, quasi una preveggenza (non a caso ha sempre anticipato mode e tendenze), è alla base del suo percorso fatto nei mesi successivi, dalla riorganizzazione degli spazi aziendali per affrontare le conseguenze sanitarie del virus al cambiamento delle sue abitudini e di chi lavora con lui. Smart working, mascherine e tamponi gratuiti fino agli orari flessibili per i dipendenti in presenza. Re Giorgio ha sempre avuto grande attenzione e rispetto per i suoi collaboratori, anche per questo è molto apprezzato.
Alla ricetta del «divide et impera», di Filippo il Macedone, Re Giorgio preferisce l'armonia. E i risultati gli danno ragione. Il Gruppo, che nell'anno della pandemia ha registrato un fatturato di 3,3 miliardi di euro, in calo del 21 per cento rispetto al 2019, ha avviato la ripresa con un fatturato che segna un più 34 per cento. Grazie anche al successo di Emporio Armani: il marchio nato nel 1981, che ha aperto la strada allo street fashion, agli abiti sartoriali in denim, ai bomber costantemente aggiornati e ai materiali tecnici rubati al mondo sportivo, festeggia 40 anni. Per l'occasione super sfilata e una bellissima mostra, curata personalmente da Giorgio Armani al teatro Silos, dal titolo "The way we are" come la famosa canzone di Barbra Streisand.
















