“Di fronte all’inerzia degli Stati siamo noi a prenderci il fardello sulle spalle e rompere il blocco su Gaza. Vogliamo fare la nostra parte e dimostrare che se si vogliono fare, le cose si fanno”. Trentanove anni, sui moli di Genova da più di quindici, José Nivoi è uno dei portuali del Calp, il collettivo autonomo di Genova che quest’anno ha bloccato i carichi di armi diretti a Israele. Per la Global Sumud Flotilla i portuali si sono spesi in prima persona a terra e lo faranno a mare. Sono stati uno dei perni logistici, fra i più attivi nella raccolta aiuti, con lui saliranno a bordo della flotta che il 4 settembre partirà dalla Sicilia e da Genova hanno promesso che “non uscirà più un chiodo” dal porto se dovesse succedere qualcosa alle barche o agli attivisti che tenteranno di raggiungere Gaza. “E siamo in condizioni di farlo”, dice Nivoi.
Barcellona, dopo lo stop per maltempo riparte la Flotilla per Gaza: “Israele non ci fermerà”
di Alessia Candito
Perché vi state spendendo così tanto?
“Il motivo è duplice. I lavoratori sono il perno vero della lotta contro la proliferazione di armi, chi le produce e chi le usa. Bloccando la movimentazione, inceppi il sistema e blocchi le guerre. E poi è una cosa che ha a che fare con il nostro Dna: Genova si è sempre schierata con le popolazioni sotto attacco, sia con blocchi dei moli e scioperi, sia inviando navi di aiuti, come successo nel ’73 con la nave partita per il Vietnam. E a Gaza noi vogliamo davvero portare questo carico: morire di fame provocata è inaccettabile”.












