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Ultimo aggiornamento: 14:53

Mentre le barche cariche di aiuti in partenza dalla Sicilia si uniscono alla rotta della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza, al circolo Cap, fuori dai varchi del porto di Genova, un migliaio di persone hanno partecipato ieri sera all’assemblea per pianificare scioperi e blocchi in risposta a eventuali azioni che Israele dovesse intraprendere contro la missione umanitaria. L’assemblea, promossa dai portuali del Collettivo autonomo dei lavoratori portuali (Calp) insieme alla Global Sumud Flotilla, a Music for Peace e all’Unione sindacale di base (Usb), ha visto la partecipazione di studenti, lavoratori, movimenti sociali e realtà solidali anche in collegamento da diverse città d’Italia.

Lo strumento proposto dall’Usb per organizzare la mobilitazione è quello dello sciopero generale, proclamato dalla sigla sindacale per il 22 settembre con tre obiettivi: “Difendere la Flotilla, fermare il genocidio a Gaza e l’economia di guerra”. “Serviva uno strumento che consentisse a quante più persone possibile di astenersi dal lavoro in ogni categoria”, spiega il sindacalista Guido Lutrario, “per questo abbiamo ipotizzato quella data per consentire a tutte le sigle sindacali di convergere e riuscire efficacemente a bloccare i porti e la circolazione”. L’obiettivo di “paralizzare il Paese” è finalizzato, dicono, a costringere il governo a prendere una posizione netta, ribadisce Francesco Staccioli: “Interrompere qualsiasi relazione con Israele fino a quando non ferma il genocidio in atto”.