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1 SETTEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 7:50

Il complesso di Loth, un racconto di Luciano Bianciardi del 1968, descrive la storia di un violoncellista che racconta alla psicoanalista di avere una bella moglie che ama fotografare nuda e che, via via, è giunto a riprendersi con l’autoscatto nei momenti intimi che vive con lei. Il film Il merlo maschio (1971) di Pasquale Festa Campanile (con un cameo dello stesso Bianciardi nella parte di un musicista) va oltre: ispirandosi al racconto, porta alle estreme conseguenze la parafilia (c’è ancora qualche troglodita che usa il termine ‘perversione’…): l’uomo è interpretato da Lando Buzzanca e la moglie da Laura Antonelli, quasi sempre nuda, ma non volgare, le cui foto senza veli Buzzanca mostra ai colleghi, ne concede una visione proibita a un gruppo di operai al lavoro e, infine, eccola ancora nuda, con l’archetto in mano, a suonare il violoncello coram populo.

Nel racconto, è la stessa moglie ad incoraggiare il gioco. Nel film, invece, appare più timida, ma pur sempre accondiscendente (Loth, per la cronaca, è un personaggio biblico, la cui sposa divenne una statua di sale dopo aver voltato lo sguardo verso la peccaminosa città di Sodoma).