Si parla da giorni di foto rubate, condivisioni di immagini non consensuali, commenti osceni, volgarità, misoginie legate a gruppi Facebook, chat Telegram, siti e forum che sono online da anni e che hanno travolto centinaia di donne, da ragazze non note alla premier Giorgia Meloni. Ma cosa è successo?
Il 19 agosto, un martedì, Carolina Capria, scrittrice e sceneggiatrice, e autrice dell’account social “L’ha scritto una femmina”, pubblica un post in cui denuncia l’esistenza di un gruppo Facebook in cui gli iscritti si scambiano foto intime delle proprie mogli per commentare in modo esplicito l’aspetto fisico e dare voce alle proprie fantasie sessuali, in modo piuttosto volgare e violento, senza che le donne ritratte ne sappiano nulla.
Di quel gruppo, già raggiunto da diverse segnalazioni e denunce di moltissime persone che avevano preferito tenerlo anonimo nel tentativo, fino ad allora vano, di chiuderlo, Capria fa il nome.
Si chiama “Mia moglie”, ha 32mila iscritti, anche ex politici, imprenditori, dipendenti, disoccupati, di tutto. E le mogli, compagne, fidanzate sono fotografate al mare, in cucina, in bagno, per strada, al supermercato, come merce di dibattito e di scambio, inconsapevoli di essere esposte a uno stupro virtuale.










