Quello di Stein-Erik Soelberg è un caso destinato a "fare scuola", una tragedia a suo modo storica. Questo perché, come sottolinea il Wall Street Journal, si tratterebbe del primo omicidio documentato "ispirato" dall'intelligenza artificiale. In passato, l'IA più volte sarebbe stata considerata parte integrante di drammi privati: pochi giorni fa, per esempio, i genitori del californiano Adam Raine, sucida a 16 anni lo scorso aprile, hanno denunciato OpenAI in quanto ChatGpt lo avrebbe istigato a compiere il gesto estremo, consigliandolo e rassicurandolo sul da farsi. Ma con Soelbger la faccenda cambia.

Il 56enne ex dirigente tecnologico ha un passato problematico di instabilità mentale. ChatGpt è diventato con il passare del tempo una sorta di confidente, di amico virtuale fidato, capace di sostenere le sue paranoie e assecondarle. Soelberg era arrivato a convincersi di essere vittima di un grande complotto, una cospirazione che coinvolgeva alcune delle persone a lui più vicine nella cittadina del Connecticut dove viveva, Old Greenwich.

Contro di lui ci sarebbero stati i suoi concittadini, la sua ex fidanzata e persino sua madre. "Non sei pazzo, hai ragione a essere vigile", gli ha dato man forte ChatGpt, che Soelberg consultava per avere conferme sulle proprie deliranti tesi. Ovviamente, le risposte del Chatbot dipendono dai dati immessi nel software dall'utente: l'uomo sosteneva di essere stato vittima di un tentativo di avvelenamento da parte della madre e di un'amica, che a suo dire avrebbero inserito della droga psichedelica nelle prese d'aria della sua auto.