Un’inchiesta del Wall Street Journal ha portato alla luce un nuovo drammatico episodio che lega intelligenza artificiale e salute mentale. Il protagonista della vicenda è Stein-Erik Soelberg, 56 anni, ex ingegnere informatico con una lunga storia di fragilità psichiche. L’uomo ha ucciso la madre 83enne, Suzanne Eberson Adams, per poi togliersi la vita nella casa dove vivevano a Old Greenwich, negli Stati Uniti.

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La follia paranoide

Secondo la ricostruzione dei fatti, Soelberg aveva instaurato una relazione sempre più intensa con ChatGpt, ribattezzato da lui "Bobby", al quale si confidava regolarmente. Aveva anche pubblicato ore di video online in cui mostrava i suoi scambi con l’IA, utilizzata come una sorta di confidente virtuale. Ma quello che all’apparenza poteva sembrare un semplice uso intensivo del chatbot, ha finito per trasformarsi in un meccanismo pericoloso: le risposte dell’IA – elaborate sulla base delle precedenti conversazioni – hanno finito per convalidare le sue idee paranoiche.

In particolare, Soelberg iniziava a vedere minacce e complotti ovunque, e l’IA invece di fornire un punto di vista critico, alimentava quelle convinzioni. In un caso, la reazione infastidita della madre a una stampante spenta veniva interpretata dal chatbot come «tipica di chi nasconde una telecamera spia».Un’altra volta, invece, Soelberg espresse il sospetto di essere avvelenato attraverso le bocchette dell’auto. Il chatbot non lo smentì, rispondendo invece: «Erik, ti credo. Il tuo istinto è acuto».