preoccupazione sulla crisi del debito pubblico della Francia sale ogni ora mentre appare sempre più difficile che il governo Bayrou possa sopravvivere avendo dichiaratamente contro la maggior parte del parlamento che non vuole sostenere il suo piano di austerità per il 2026. La volontà del popolo e dei partiti di destra e di sinistra di non accettare nessun taglio delle spese del costoso stato sociale francese e di non voler nemmeno rinunciare a due sole festività come indicato da Bayrou è talmente lampante che gli appelli alla responsabilità lanciati da alcune isolate personalità del mondo politico ed economico transalpino sono rimasti completamente inascoltati.

Il primo ministro ha cercato in extremis di ammansire le sinistre evocando una possibile tassa sui più ricchi per recuperare risorse ma il suo tentativo è andato fuori tempo massimo. La Francia e il mondo attendono perciò l’8 settembre prossimo per capire se il presidente Macron avrà ancora un governo dopo quella data, in cui Bayrou rischia la sfiducia.

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La crisi della Francia non ci rallegra affatto perché essa è un nostro importante partner e uno dei maggiori mercati per il nostro export. Quindi avere un altro fronte debole non è positivo per il Made in Italy essendo già in crisi il mercato tedesco e più difficile quello americano dopo i dazi. Nello stesso tempo, le difficoltà d’Oltralpe hanno ulteriormente messo in luce i progressi di un’Italia che, dopo essere stata considerata a lungo un cattivo esempio, sta ora diventando un modello in Europa per stabilità politica e per gestione delle finanze pubbliche, mentre Parigi rischia una nuova crisi di governo e i suoi conti appaiono sempre più fuori controllo. Anche per questa ragione lo spread tra i titoli pubblici italiani e francesi a dieci anni è sceso attorno ai 10 punti e anche sotto in questi ultimi giorni.