Per capire come la crisi finanziaria del debito pubblico francese sia potuta arrivare a questo punto, col primo ministro François Bayrou che rischia di essere sfiduciato il prossimo inizio di settembre da una maggioranza di partiti di destra e di sinistra che non vogliono assolutamente risanare i conti, blandendo un elettorato inconsapevole, e con i gilet gialli pronti a ritornare agguerriti in piazza per difendere lo status quo, basta porsi una semplice domanda: chi ha principalmente finanziato l’onerosissimo stato sociale francese e gli sforzi della Francia per uscire dal Covid negli ultimi dieci anni? La risposta è: soprattutto gli investitori stranieri.
Infatti, il debito pubblico francese detenuto da non residenti è salito dai 1.024 miliardi di euro del 2014 ai 1.754 miliardi del 2024: un incremento senza precedenti di ben 730 miliardi che ha coperto il 59,2% dell’aumento complessivo del debito, arrivato a fine 2024 a 3.305 miliardi, pari al 113% del PIL. Il resto, peraltro, lo ha coperto tutto la BCE. I francesi, cioè, non hanno messo un quattrino per sostenere l’aumento del proprio debito, confidando solo nella buona generosità altrui.
Una situazione ben diversa da quella dell’Italia. Si considerino, in particolare, gli ultimi cinque anni, quelli della crisi pandemica, dal 2019 al 2024. In questo periodo, in Italia il debito pubblico detenuto da famiglie e imprese, cioè da soggetti privati non finanziari italiani, è cresciuto di 191 miliardi mentre in Francia esso è diminuito di 9 miliardi. Vale a dire, in altri termini, che noi ci siamo finanziati quasi da soli i superbonus edilizi, mentre i cittadini francesi non hanno messo un centesimo sul proprio stato sociale e a sostegno delle misure anticrisi, nella presunzione che ci dovessero pensare altri. Nello stesso tempo, il debito detenuto da non residenti è cresciuto in Francia di 551 miliardi, mentre in Italia esso è aumentato di soli 150 miliardi, ma non nella fase più critica del Covid, bensì soprattutto nel 2024, quando gli investitori stranieri hanno cominciato a fuggire dagli Oat e ad investire nei nostri Btp, ritenuti più interessanti, premiando il nostro rigore fiscale.













