L’8 settembre, in Francia, potrebbe venire giù tutto. Ieri, nel quadro della conferenza stampa di presentazione del piano di risparmi da quasi 44 miliardi di cui la Francia ha bisogno per far respirare i conti pubblici, il primo ministro francese, François Bayrou, ha annunciato di aver chiesto al presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, di convocare una sessione straordinaria all’Assemblea nazionale per l’8 settembre.
In quell’occasione, l’esecutivo solleciterà la fiducia sulla questione del controllo delle finanze in seguito a una dichiarazione di politica generale e in caso di fallimento, ossia di sfiducia, «l’azione» sarà «impossibile», ha detto Bayrou. Che sarà dunque costretto a farsi da parte, a meno di un anno dalla sua nomina. «Francois Bayrou ha appena annunciato la fine del suo governo, indebolito dalla sua compiacente inazione. Rn non voterà mai la fiducia a un governo le cui scelte fanno soffrire il popolo francese. I nostri connazionali attendono un cambio di governo e il ritorno alle urne: noi siamo pronti», ha dichiarato il presidente del Rassemblement national (Rn), Jordan Bardella, in seguito alla conferenza stampa di Bayrou. Marine Le Pen, capogruppo dei deputati Rn all’Assemblea nazionale, ha confermato poco dopo che il partito sovranista voterà «ovviamente contro la fiducia del governo Bayrou». «Solo lo scioglimento consentirà ai francesi di scegliere il loro destino, quello del rilancio con il Rassemblement national», ha scritto Le Pen su X. Le speranze di essere ancora primo ministro dopo l’8 settembre sembrano ormai ridotte al lumicino per il leader del MoDem e alleato di Macron fin dal 2017.










