La crisi della Francia è un segno dei tempi, il governo è in bilico, Emmanuel Macron sfoglia la Settimana Enigmistica della politica francese senza risolvere rebus e cruciverba, ma unendo i puntini si capiscono molte cose. Il premier Bayrou è appeso a un filo e l’8 settembre affronterà il voto di fiducia all’Assemblea Nazionale, il mercato dei titoli di Stato registra la rivoluzione in corso, lo spread tra Btp italiani e Oat decennali francesi ha chiuso a 5,8 punti, il livello più basso di sempre, la Borsa registra l’emergenza (tutti gli indici europei hanno chiuso in rosso) e prende le misure per un cambio di scenario molto più profondo.

La politica di bilancio prudente del governo Meloni si è dimostrata finora vincente, la stabilità politica è diventata un valore positivo nel conto profitti e perdite di Palazzo Chigi. Chiudere l’era del bancomat di Stato del Movimento Cinque Stelle e delle utopie “tassa e spendi” del Partito democratico è stato il più grande investimento del centrodestra, ha protetto il risparmio degli italiani, le famiglie e le imprese da rischi incalcolabili. Siamo solo all’inizio di una grande ristrutturazione del sistema internazionale, si naviga a vista, Meloni ha dimostrato di saper tenere la rotta nella tempesta. Ma attenzione, la politica di moderazione deve continuare, siamo solo al primo giro di boa.