Una buona e una cattiva notizia per la Francia: François Bayrou se ne va, Emmanuel Macron resta. È la prima volta nella storia della Quinta Repubblica che un primo ministro viene sfiduciato dall’Assemblea nazionale, un altro record di Macron che sembra non aver compreso il fatto fondamentale della crisi: il problema è lui. “Le President” finora ha nominato 7 premier, la situazione economica è peggiorata, i conti pubblici si stanno avvitando, la fiducia sull’Eliseo è al minimo storico, la classe dirigente non sa come affrontare la crisi e lui, Macron, continua con l’accanimento terapeutico. Paolo Gentiloni ieri su Repubblica ha detto che non bisogna godere dei guai altrui e che ora è il momento di «rilanciare i nostri rapporti di amicizia». Con tutto il rispetto per la sua felpata diplomazia, ricordo a Gentiloni due fatti che consigliano prudenza: Bayrou qualche giorno fa ha incautamente accusato Palazzo Chigi di concorrenza sleale sulla Flat Tax per i lavoratori che si trasferiscono da Londra in Italia, ma si tratta di una misura presente anche in Francia e i numeri di Parigi sono addirittura superiori (leggere il commento scritto ieri da Lionel Laurent su Bloomberg); quanto a Macron, non ha perso il vizio di fare fughe in avanti sui dossier internazionali, la sua gestione della coalizione dei volenterosi è a dir poco caotica (vedere le scarse adesioni alla sua idea di inviare truppe in Ucraina) e si muove con il pensiero fisso di spiazzare Meloni, cosa che non gli riesce perchéa differenza dei suoi predecessori - la premier ha una sua agenda di politica estera non subalterna e disancorata da vecchi schemi che o sono saltati per divergenza di interessi (l’asse tra Francia e Germania) o non ci sono più (la presenza del Regno Unito nell’Ue come agente di riequilibrio tra Parigi e Berlino). L’élite della sinistra è in difficoltà, non ha registrato il cambiamento di scenario politico innescato dai propri errori.
Accanimento terapeutico all'Eliseo | Libero Quotidiano.it
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