Cade François Bayrou che, ieri, non ha avuto la fiducia. Ne era consapevole ma, davanti all’Assemblea nazionale, non ha parlato solo ai partiti ma ai francesi mettendoli davanti a un Paese in piena crisi finanziaria. «Avete il potere di rovesciare il Governo ma non avete il potere di cancellare la realtà», ha scandito traducendo in cifre le dimensioni del dissesto. «Un accumulo schiacciante di debito pari a 3.415 miliardi» perché – spiega – in 51 anni la spesa è sempre aumentata e si è sommato deficit. Per rendere l’idea, ha paragonato il debito a una prigione, che toglie libertà. Questi sono stati i passaggi più drammatici del suo discorso e se adesso in Francia si apre un capitolo buio, in Italia il riflesso è un altro.
Ricorsi storici
Già perché gli italiani, quelle parole (più o meno con lo stesso senso), le hanno sentite non una volta sola. Sono state almeno un paio le circostanze in cui l’Italia è stata rappresentata in Parlamento sull’orlo del fallimento. Si ricorda il 2011, il discorso di Mario Monti e più recentemente di Mario Draghi quando la crisi del Covid aveva fatto schizzare, di nuovo, il debito pubblico, c’erano un Pnrr e un piano vaccinale da impostare. Insomma, momenti che abbiamo vissuto e che – forse – hanno portato nuova consapevolezza o maturità. Basta pensare che Giorgia Meloni, oggi, è la prima sostenitrice della prudenza finanziaria, del rispetto delle regole di bilancio Ue mentre cita le agenzie di rating e lo spread come segno del successo del suo Esecutivo. Eppure, tutte queste cose in fila, rientravano nel suo repertorio da leader di opposizione. All’Europa, in campagna elettorale, mandò a dire che se avesse vinto, sarebbe «finita la pacchia» mentre descriveva le agenzie di rating come «pagliacci camuffati da inquisitori».











