Secondo alcuni la Francia sta vivendo adesso quello che l’Italia ha vissuto nel 2011, ma bisognerà capire come la BCE reagirà per evitare eventuali contagi sugli altri mercati.

Secondo gli analisti di Scope Ratings il voto di fiducia richiesto dal primo ministro francese François Bayrou, (nella foto) il prossimo 8 settembre, in vista del dibattito parlamentare sul bilancio 2026, arriva in un contesto di deficit elevati, costi di rifinanziamento crescenti e prospettive di debito in peggioramento.

“Il crollo del governo – il secondo in meno di un anno – è l'esito più probabile nell'attuale contesto parlamentare, rischiando di compromettere il piano di risanamento dei conti pubblici, accentuando le preoccupazioni dei mercati sulla sostenibilità a medio termine delle finanze francesi” evidenziano gli analisti di Scope che sottolineano come alla luce di previsioni fiscali più deboli, prevediamo che il rapporto debito/PIL della Francia continuerà ad aumentare fino a raggiungere circa il 122% entro il 2030, dall'113% del 2024, superando l'obiettivo del governo dell'117% nel 2029.

Teoria condivisa anche da Thomas Gabbey, fund manager di Schroders che mette in luce come tale stress politico potrebbe avere delle implicazioni sulla crescita in Europa. “Tutte le strade da qui in avanti potrebbero comportare un ulteriore slittamento del bilancio e aumentare la pressione sul rating della Francia, date le sue prospettive fiscali già sfavorevoli rispetto agli altri paesi dell'Eurozona” spiega Gabbey che aggiunge "La rinnovata incertezza politica francese potrebbe ostacolare questa ripresa della crescita europea ed è un fattore che monitoreremo attentamente per individuare eventuali segnali di impatto sull'ottimismo delle imprese”.