La Francia, un tempo percepita come pilastro stabile tra le grandi economie europee, ora appare come il candidato al tracollo del continente. I tassi di interesse sul debito pubblico, più alti persino rispetto a Grecia e Italia, segnalano un’evidente perdita di fiducia dei mercati internazionali. Un fenomeno che riflette un’amministrazione incapace di contenere spesa e deficit, nonché un quadro politico sempre più instabile.
Dopo aver sfiorato o superato il limite del 6% del PIL, il deficit di bilancio della Francia si attesta oggi tra il 5,8% e il 6% del PIL. Il debito pubblico supera ormai il 113–114% del PIL, pari a circa 3,5 trilioni di euro. Gli oneri per interessi stanno crescendo rapidamente: superano i 66 miliardi di euro annui. I rendimenti decennali hanno raggiunto livelli inediti per la Francia - superando quelli di Grecia e Italia - testimoniando una sorta di “equivalenza di rischio” tra economie storicamente considerate più fragili.
Un tempo trainante, la produttività francese è ora in stagnazione o addirittura in calo, con un -0,13% nel 2023 dopo il +0,16% del 2022. Secondo la Banque de France, la produttività è inferiore dell’8,5% rispetto alla traiettoria pre-pandemica. Le cause principali? Aumenti dell’occupazione da apprendisti e generale crescita dell’impiego non qualificato, insieme a effetti temporanei legati alla crisi sanitaria. Altri indicatori sottolineano la lentezza della Francia nell’incrementare il capitale produttivo, specie nell’ambito digitale e tecnologico, rispetto a economie avanzate come gli USA . Inoltre, il divario di competenze, soprattutto nei servizi a bassa intensità tecnologica, pesa negativamente sulla produttività complessiva.













