La Francia arriva all’ora della verità: il suo governo, appeso a un filo con il voto di fiducia verso il primo ministro François Bayrou di domani; le sue finanze, con un disavanzo che minaccia di uscire dal controllo oltre il 5 del Pil; i suoi titoli di Stato, che potrebbero diventare i più cari d’Europa. Gli sviluppi recenti sono stati seguiti con estrema attenzione sui mercati finanziari e la distanza del rendimento decennale degli OaT dal parametro di riferimento dei Bund si è allargata, fino ad arrivare a 82 punti base, senza però raggiungere i livelli toccati nella precedente fase della crisi, né tantomeno quelli dei BTp italiani.

Non si è insomma finora vista la deriva da molti temuta, nonostante i flussi di investimento degli investitori sul debito francese si siano mantenuti davvero elevati. I dati iFlow che Bny raccoglie dal 2010 in via aggregata e anonima basandosi sui movimenti degli oltre 53mila miliardi di dollari di asset detenuti in custodia per conto dei clienti istituzionali mostrano anzi volumi in acquisto più che raddoppiati rispetto, per esempio, ai giorni attorno a quel voto europeo che dette ufficialmente origine a una crisi tale da coinvolgere in prima battuta anche il presidente Emmanuel Macron.