Roma, 9 set. (askanews) – “La Francia è la nuova periferia”. E’ una delle frasi di analisti citati dal Financial Times – in questo caso Kevin Thozet, del gruppo di gestione patrimoniale Carmignac – sugli aumenti dei tassi di interesse sul debito pubblico dell’Esagono, che hanno accompagnato le tensioni sulla tenuta del governo fino alla bocciatura al voto di fiducia ieri.

Al 3,49%, i rendimenti sui titoli pubblici decennali della Francia sono ben al di sopra del 3,37% di quelli della Grecia e si avvicinano al 3,52% dei Btp analoghi dell’Italia, rileva il quotidiano, Paesi tradizionalmente indicati come periferia dell’area euro, appunto, in termini di tassi di mercato, come Spagna o Portogallo. Gli sviluppi di politica interna e l’apparente stallo potrebbero sfociare in nuovi declassamenti di rating. Lo scorso dicembre Moody’s ha abbassato le sue valutazioni sulla Francia. Venerdì un possibile aggiornamento è atteso da Fitch – che attualmente le assegna un valore ‘AA-‘ con orientamento negativo – e successivamente anche S&P potrebbe rivedere le sue valutazioni.

“La Francia sarà il ‘ragazzo difficile’ sul mercato obbligazionario per i prossimi 18 mesi”, secondo David Zahn, della Franklin Templeton, pronosticando volatilità. Un riferimento al fatto che il mandato dell’attuale presidente francese, Emmanuel Macron, scadrà nella primavera del 2027. Saltato Bayrou, sarà sempre lui a scegliere il nuovo premier, ben il quinto della sua seconda presidenza.