Le agenzie battono la notizia poco prima di mezzogiorno: i titoli di Stato francesi rendono il 3,47%, come quelli italiani. Tradotto: per finanziarsi, Parigi paga gli stessi interessi di Roma. Poi in giornata il differenziale si è allargato. Alla chiusura delle contrattazioni, il Btp a dieci anni rende il 3,51%, mentre il pari durata francese (Oat)il 3,41%. Ma la tendenza degli ultimi mesi è evidente. E quello di ieri mattina è un traguardo storico. Non era mai successo infatti che i mercati percepissero la Francia rischiosa quanto l’Italia. Anche perché da anni il nostro Paese ha un debito che si aggira sul 130% e che nel primo trimestre di quest’anno ha toccato il 137,9% del Pil, a causa della scadenza della cambiale Bonus edilizi varati dal governo Conte 2, i cui effetti continuano a farsi sentire sulle casse dello Stato mano a mano che i crediti vengono scontati dalle tasse.

Insomma, sebbene il debito italiano sia più alto di quello francese (114% del Pil), per gli investitori Roma è più affidabile. C’entra, ovviamente, la stabilità politica, che ormai in Francia appare un lontano ricordo, con quattro governi caduti negli ultimi due anni. C’è chi parla, et pour cause, di «italianizzazione», ma in realtà andrebbe posto l’accento piuttosto sulla solidità dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, che viene ritenuto perfettamente in grado di tenere in ordine i conti pubblici e quindi il debito.