La mattina di martedì 21 gennaio, quando il generale libico Osama Najeem Almasri era detenuto da due giorni e la corte d’appello di Roma stava per decidere se tenerlo in carcere oppure no, ai magistrati in servizio al ministero della Giustizia che lavoravano per risolvere ogni problema giuridico e consegnare il ricercato alla Corte penale internazionale, parve evidente che ne rimaneva uno per loro insormontabile. Un problema politico.
Caso Almasri, le motivazioni politiche (taciute fino all’ultimo) dell’arresto negato
La dirigente del ministero, Cristina Lucchini: «Capii che c’erano ragioni non giuridiche»












