I tre giudici del tribunale dei ministri hanno chiesto l'autorizzazione a procedere per il sottosegretario Alfredo Mantovano, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi per il caso Almasri. Nel faldone di 90 pagine le toghe ricostruiscono, in ordine cronologico, i fatti: dalla richiesta di arresto da parte della Corte penale internazionale (Cpi), al fermo del generale libico, fino alla sua liberazione e al rimpatrio su un volo di Stato. In mezzo vengono citate email, dichiarazioni fatte in riunioni su Zoom tra vertici di governo e istituzioni, ma anche parti di discorsi tenuti in Parlamento del Guardasigilli e del titolare del Viminale. La giunta per le autorizzazioni di Montecitorio ha ora un mese circa per visionare gli atti e inviarli all'Aula, che si esprimerà poi dopo trenta giorni. Sembra scontato il "no" all'autorizzazione a procedere.
Ma quali sono le ipotesi di reato? A essere contestate sono: omissione di atti di ufficio per il ministro della Giustizia Carlo Nordio, concorso in favoreggiamento per i ministri Matteo Piantedosi e Nordio e per il sottosegretario Alfredo Mantovano, concorso in peculato per Piantedosi e Mantovano. Tutti i reati, si legge negli atti, sono contestati "con l'aggravante di aver agito, abusando dei poteri e con violazione dei doveri inerenti alla pubblica funzione rivestita".












