«Sia i ministri Nordio e Piantedosi, sia il Sottosegretario Mantovano erano perfettamente consapevoli del contenuto delle richieste di cooperazione inviate dalla Corte penale internazionale e, in particolare, del mandato di arresto spiccato nei confronti dell’Almasri. Non dando corso a tali richieste il primo, decretando il secondo la formale espulsione del ricercato con un provvedimento, viziato da palese irrazionalità e disponendo il terzo l’impiego di un volo CAI (la compagina dei servizi segreti, ndr) che ne ha assicurato l’immediato rientro in patria, hanno scientemente e volontariamente aiutato il predetto a sottrarsi alle ricerche e alle investigazioni della Cpi». È questa la sintesi dell’atto d’accusa nei confronti dei responsabili della Giustizia, dell’Interno e dell’autorità delegata alla sicurezza nazionale, per i quali il tribunale dei ministri ha chiesto alla Camera dei deputati l’autorizzazione a procedere. Ciascuno con una sua specifica responsabilità nei tre passaggi essenziali della scarcerazione nel rimpatrio del generale libico ricercato dalla Corte dell’Aia per crimini di guerra e contro l’umanità.