Una richiesta di estradizione giunta a rimpatrio avvenuto e che, comunque, avrebbe dovuto esser messa da parte a fronte del mandato di arresto emanato dalla Corte penale internazionale.

Il caso Almasri continua ad agitare la politica, con l'opposizione che chiede al governo di riferire e l'Esecutivo fiducioso, a quanto si apprende, che alla fine Tripoli consegnerà il generale ai giudici dell'Aja chiedendo così con un'assoluzione il procedimento aperto contro Roma.

Intanto, in mattinata il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è stato a Palazzo Chigi dal sottosegretario Alfredo Mantovano. Ufficialmente un incontro sulle ricadute della manovra sul sistema giustizia e sul piano carceri, ma è ipotizzabile che si sia parlato anche della vicenda libica.

Il nuovo fronte di polemica è sulla richiesta di estradizione per Almasri firmata dal Procuratore nazionale di Tripoli. Il governo l'ha definita una delle "fondamentali ragioni" che hanno giustificato la mancata consegna alla Cpi dell'uomo accusato di crimini di guerra e contro l'umanità. Leggendo tuttavia le carte del Tribunale dei ministri che ha indagato su Mantovano, Nordio e Piantedosi emergono alcune incongruenze. L'atto libico è infatti pervenuto al ministero della Giustizia il 22 gennaio alle 10.39. Ma Almasri era stato rimpatriato a Tripoli il giorno precedente.