Il generale libico Almasri è stato arrestato a Tripoli. Accusato dalla Corte penale internazionale di crimini di guerra e contro l’umanità, arrestato in Italia lo scorso gennaio e poi scarcerato in fretta e furia e rimpatriato, sino ad ora era riuscito ad eludere il fermo. La notizia è riportata anche dall’account X di Libya24: «La Procura generale ha ordinato l'arresto del generale libico e il suo rinvio a giudizio con l'accusa di tortura di detenuti e la morte di uno di loro sotto tortura».
Spietato, sadico, la Corte dell’Aja lo accusa di stupri, omicidi, torture, botte. Nella prigione di Mitiga, ad ovest della Libia, Almasri a capo della milizia della Rada, occupa «la posizione più alta. E tutto avviene sotto il suo controllo e con il suo consenso». Migliaia i prigionieri per motivi politici o religiosi o perché considerati terroristi. A Mitiga, si legge nel mandato d’arresto della Cpi, «non vengono rispettati i più basilari diritti umani». Torture fisiche e mentali per «sottomettere, togliere la dignità». Almasri «era presente quando le guardie picchiavano e uccidevano i detenuti». E ha promesso di «punire quelli che i reclusi li hanno aiutati». Lui stesso, poi, «ha picchiato, torturato, ammazzato, stuprato. Ha abusato, anche di minori». Trentaquattro le persone ammazzate nella prigione di Mitiga, di cui la Corte racconta nel dettaglio. «Dodici morte per le torture subite, sedici lasciate senza cure mediche anche se malate. In due poi, sono stati chiusi in una cella al gelo, senza coperte né vestiti».











