La saga 'italiana' di Almasri inizia il 19 gennaio scorso quando il comandante del centro di detenzione di Mitiga, il più grande della Libia, viene arrestato dalla polizia a Torino, in esecuzione di un mandato d'arresto internazionale emesso il giorno prima dalla Corte penale internazionale: crimini di guerra e contro l'umanità l'accusa.

Seguiranno mesi di procedimenti giudiziari e polemiche politiche con il sottosegretario Alfredo Mantovano ed i ministri di Giustizia ed Interno Carlo Nordio e Matteo Piantedosi finiti nel registro degli indagati dopo la scarcerazione-lampo ed il conseguente rimpatrio del generale libico.

Almasri si trovava a Torino perchè sabato 18 gennaio aveva assistito, insieme a tre connazionali, alla partita Juventus-Milan allo stadio Delle Alpi. Domenica 19 l'arresto ed il trasferimento nel carcere delle Vallette. Lì rimane però solo due giorni. L'arresto non viene infatti convalidato dalla Corte d'appello di Roma, competente in questi casi: è mancata l'interlocuzione preventiva con il ministero della Giustizia, indicano i giudici che il 21 gennaio ne dispongono la liberazione. L'uomo viene quindi messo velocemente su un Falcon dell'intelligence italiana e riportato a Tripoli.