Mario Esposito, professore di Diritto Costituzionale a Unipegaso e docente alla Luiss, commenta a Libero la chiusura delle indagini sul caso del generale libico Almasri, accusato di crimini di guerra, prima arrestato, poi rilasciato e rimpatriato dalle autorità italiane a gennaio. In precedenza Almasri aveva soggiornato per dodici giorni tra Regno Unito, Belgio e Germania.
Professore, com’è possibile che per gli stessi capi d’imputazione – falso e peculato – la posizione di Giorgia Meloni sia stata archiviata mentre i ministri Piantedosi, Nordio e il sottosegretario Mantovano rischiano il processo?
«Condivido il dubbio. Ho appena letto l’esiguo provvedimento del Tribunale dei ministri di Roma e rilevo una serie di punti che confermano le perplessità che ho avuto fin da subito. Se il governo ha una colpa, glielo dico apertamente, è quella dell’eccesso di buona fede: poteva invocare immeditamente il segreto di Stato e la partita si sarebbe chiusa lì. Tornando alla vicenda giudiziaria, mi pare chiaro che qualcuno abbia una finalità diversa, più politica che tecnico-giudiziaria».
Cosa intende?
«Paradossalmente la premier sarebbe stata messa meno in difficoltà se non avessero archiviato la sua posizione: forse c’è a chi non dispiace una spaccatura nell’esecutivo, diciamo così».












