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7 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 18:50
Gli atti allegati alla richiesta di autorizzazione a procedere per il caso Almasri, che contengono tutta l’istruttoria svolta dal Tribunale dei ministri sulla vicenda del generale libico, non saranno resi pubblici. Non possono leggerli nemmeno i deputati, che entro due mesi dovranno decidere se mandare a processo i ministri della Giustizia Carlo Nordio, dell’Interno Matteo Piantedosi e l’Autorità delegata all’Intelligence Alfredo Mantovano. Persino ai componenti della Giunta per le autorizzazioni della Camera – l’organo a cui fisicamente sono state trasmesse le carte per la prima valutazione – non è consentito farne copia e scorrerli comodamente sui propri dispositivi: la consultazione è ammessa soltanto in un locale apposito, un atto alla volta, sotto la sorveglianza a vista di più commessi parlamentari, con il divieto assoluto di fare foto. Così negli uffici della giunta al secondo piano di Montecitorio è iniziata la processione di onorevoli muniti di blocchetto per appunti: i più presenti sono quelli dell’opposizione, dal presidente Devis Dori di Alleanza Verdi e Sinistra ai dem Federico Gianassi, Matteo Orfini e Antonella Forattini. Ma il primo in assoluto a chiedere di vedere le carte (già mercoledì mattina, poche ore dopo la trasmissione) è stato il deputato di Fratelli d’Italia Dario Iaia, particolarmente interessato ai verbali delle deposizioni del direttore del Dis (il dipartimento che coordina i servizi segreti) Vittorio Rizzi e del capo della Polizia Vittorio Pisani.












