E adesso cosa succede? Dalla mezzanotte di oggi scattano i nuovi dazi reciproci, che fissano al 15% l’aliquota omnicomprensiva per la maggioranza dei beni europei importati dagli Stati Uniti. Ma l’accordo raggiunto, al di là del significato politico, non è una vera intesa. Appare piuttosto come l’inizio di un processo transazionale continuo, di cui il presidente americano ha il pieno controllo e che può rimodellare a piacimento con una semplice minaccia o un post sul social Trutuh. In altre parole, il «patto di Turnberry», in Scozia, tra Ursula von der Leyen e Donald Trump, ha permesso di guadagnare tempo, ma non garantisce una stabilità duratura.