Roma, 28 lug. (askanews) – Agroalimentare, vini, alcolici, acciaio, alluminio e derivati, ma anche le effettive modalità con cui avverrebbero gli aumenti di importazioni di energia Usa da parte dell’Europa, per centinaia di miliardi (750), strombazzati dal presidente Usa Donald Trump, così come gli aumenti non meno massicci di investimenti Ue verso gli Usa (600 mld). E poi chi entrerà, alla fine, nell’esclusivo “club privé” delle merci a dazi zero, preannunciato dalla presidente della Commisione Ue, Ursula von der Leyen?

Sono numerosi, complessi e potenzialmente oggetto di ulteriori contenziosi – e pressioni da parte delle tante categorie coinvolte – i “dettagli” che restano da regolare e mettere nero su bianco nell’accordo tra Stati Uniti e Unione europea sui dazi commerciali. Le incognite sono di una portata tale da fare apparire il passaggio di ieri come un atto squisitamente politico, una intesa “quadro”, ad essere ottimisti, su cui resta moltissimo da definire prima di poter ritenere di avere un trattato commerciale vero e proprio.

“E’ il migliore accordo possibile ottenibile in circostanze molto difficili”, ha rivendicato il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, che ha supervisionato le trattative tecniche in questi lunghi mesi. “Noi siamo sicuri al 100% che questo accordo sia migliore di una guerra commerciale aperta con la gli Usa e se foste stati nella sala ieri dovete sapere che si era partiti con dazi al 30% dal primo agosto”.