Il giudizio sul valore politico della prima intesa sui dazi tra Stati Uniti ed Europa è prevalentemente negativo, perché è sbilanciata sulle richieste di Donald Trump.
Il Presidente americano, di fatto, dall’Unione europea ha ottenuto 600 miliardi di investimenti e acquisti garantiti di armi ed energia. in cambio, ha concesso una tariffa al 15% per la gran parte delle importazioni. Su acciaio, alluminio e rame, però, resterebbero dazi al 50 per cento. Sulle auto, gli annunci si susseguono alle smentite e parrebbero nel gruppo gravato al al 15%.
La Svizzera ha ancora alcune opzioni sul tavolo per dissuadere il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dall’imporre dazi doganali elevati sulle esportazioni elvetiche. Il tempo però stringe e gli addetti ai lavori si dividono sull’opportunità o meno di trovare un accordo last minute. Come noto, la nuova tariffa doganale del 39% entrerà in vigore il 7 agosto, fra soli due giorni. Tuttavia, il Consiglio federale non demorde e durante la sua riunione straordinaria di ieri ha ribadito la volontà di proseguire i colloqui con gli americani, puntando su un’offerta più allettante in grado di far breccia nel muro finora eretto dal tycoon.
È notizia di oggi che la presidente della Confederazione Karin Keller-Sutter e il ministro dell’economia Guy Parmelin si recheranno a Washington per tentare di sbloccare la situazione. L’obiettivo è quello di organizzare incontri diretti con le autorità a stelle e strisce per convincerle a ridurre i dazi. Non si sa quali argomentazioni utilizzerà il governo nei colloqui con l’amministrazione Trump. Ma, secondo vari economisti sentiti dall’agenzia Awp, Berna ha ancora qualche asso da giocare in questa partita. La gamma spazia da ulteriori impegni di investimento a importazioni agricole agevolate, passando per nuovi acquisti di armamenti. Altre ipotetiche possibilità sono la rinuncia alla Lex Netflix, il trasferimento di know-how in materia di apprendistato o un aumento degli acquisti di gas naturale liquefatto americano. Tutte queste alternative presentano però la loro dose di argomenti a sfavore. I prezzi dei farmaci, che rappresentano una spina nel fianco per Trump, non dovrebbero invece essere al centro dell’attenzione. Qualcuno ha ipotizzato concessioni volontarie da parte delle aziende del settore, ma la questione appare troppo complessa per essere risolta in volata. È improbabile che si raggiunga un accordo su questo tema entro il 7 agosto, afferma infatti l’esperto di Ubs Maxime Botteron. Anche perché, su questo aspetto il Consiglio federale ha un margine di manovra limitato.














