L’esercizio di potere, che l’Amministrazione Trump persegue nei confronti dei suoi partner commerciali fissando soglie variabili di dazi al fine di finanziare parte dei tagli fiscali interni e di estorcere altri accordi a favore degli Stati Uniti (Usa), pone all’Unione europea (Ue) problemi inediti. È evidente che, a fronte dei bassi dazi europei verso i prodotti statunitensi (punte massime del 3,9% su pochi beni agricoli e una media dell’1% sugli altri beni), la Ue non può né accettare senza reagire che gli Usa impongano dazi uguali o superiori al 10% sulle sue esportazioni, né piegarsi a compromessi non tariffari che distorcano il suo modello economico-sociale per favorire i beni statunitensi. A tale proposito, la semplificazione di alcune regole europee deve giovare all’efficienza di tutte le attività produttive della Ue e dei loro concorrenti; soprattutto, essa non può indebolire le tutele sociali e la salute oppure la trasparenza degli scambi nel mercato interno per ottemperare ai desiderata trumpiani. Il problema della Ue non è quindi di trovare un accordo quale che sia con gli Usa, ma di assumere quelle iniziative che giovano alle sue imprese e ai suoi cittadini nel mondo conflittuale imposto da Trump.