La roulette dei dazi si è fermata sul 15.

Dopo settimane di trattative febbrili, bozze cestinate e botta e risposta da una sponda all'altra dell'Atlantico, la pallina ha smesso di correre: Bruxelles e Washington hanno trovato l'intesa su una tariffa del 15% per le importazioni europee oltreoceano. Abbastanza per allontanare - almeno per ora - lo spettro di una nuova stagione di ritorsioni.

A sigillare il patto di Turnberry, annunciato da Ursula von der Leyen e Donald Trump dopo un bilaterale di circa un'ora, sono stati il commissario Ue Maros Sefcovic e il tandem americano formato da Howard Lutnick e Jamieson Greer, determinati a mettere al riparo un interscambio da 1.400 miliardi di euro l'anno che spazia dalle Volkswagen al Cognac e al burro Kerrygold in partenza per l'America, ai Boeing 747 e al bourbon diretti verso l'Europa. Con tutti gli occhi puntati sui Big Five: automotive, aerospazio, farmaceutica, beni di lusso e meccanica avanzata, i cinque assi industriali su cui si è misurata la tenuta della diplomazia. Sulla scia dell'accordo firmato dal Giappone - ma con il 5% in più rispetto all'intesa raggiunta da Londra e triplicando la media pre-Trump del 4,8% - l'intesa europea lascia sul tavolo del tycoon anche una dote consistente di investimenti da incanalare negli Stati Uniti. Ecco i punti principali: