Il congelamento del listone di controdazi da 93 miliardi sarà, probabilmente, l'ultimo atto della partita commerciale tra Ue e Usa prima della pausa estiva.
Difficilmente l'atteso testo congiunto che dovrebbe definire il quadro tariffario vedrà la luce nel breve termine. Gli Usa non hanno fretta e la Commissione rischia di restare con almeno tre nodi scoperti: le auto, i farmaci e il vino. Le prima, al momento, restano ancorate all'aliquota del 27,5%. Sui farmaci, al momento, pende la tariffa base del 15%. Sul vino, infine, l'ipotesi dell'esenzione da applicare ai cosiddetti prodotti strategici ancora non ha preso forma.
Da Washington non arrivano segnali confortanti. "Questi dazi sono praticamente definitivi e non dovrebbero essere oggetto di negoziato nell'immediato", ha detto il rappresentante statunitense per il Commercio Jamieson Greer. Uno dei negoziatori della parte americana ha inoltre definito "legittimo" l'uso dei dazi per questioni geopolitiche.
Nelle stesse ore, il New York Times, citando fonti del Tesoro Usa, ha scritto che con i dazi introdotti da aprile, prima ancora che entrino in vigore dal 7 agosto quelli nuovi, Donald Trump ha incassato finora 152 miliardi di dollari, circa il doppio dei 78 entrati nelle casse federali nello stesso periodo dell'anno fiscale precedente. Numeri che il presidente americano non mancherà di rivendicare.














