Per oltre vent'anni ha respirato fumi tossici all'interno di un tunnel sotterraneo senza finestre, aerazione o protezioni. Chiuso in un’ex cisterna del ’700 trasformata in inceneritore, ha smaltito fascicoli riservati dei servizi segreti italiani per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ora, a distanza di anni e dopo una lunga battaglia legale, il lavoratore ha finalmente ottenuto giustizia: la sua leucemia cronica è stata riconosciuta come malattia professionale.

Il protagonista di questa storia era stato assunto nel 1992 come falegname. Ma nel tempo, hanno spiegato gli avvocati in aula, gli era stato affidato un incarico molto più delicato: bruciare documenti classificati all’interno di un locale che ora i magistrati definiscono “assolutamente privo di sistemi di aspirazione e filtraggio dell’aria”. L’ambiente, completamente chiuso e privo di finestre, era ricavato nei sotterranei di Palazzo Chigi: lì, per anni, ha respirato vernici, solventi, polveri di legno e fibre di amianto.

Nel 2012, a 20 anni dall'inizio del servizio, gli è stata diagnosticata una forma rara e aggressiva di leucemia: la leucemia cronica a cellule capellute. La Presidenza del Consiglio ha da subito negato il legame tra la malattia e le condizioni di lavoro, ottenendo inizialmente una sentenza favorevole al Tar del Lazio. Ma gli avvocati Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, e Pietro Gambino hanno presentato ricorso al Consiglio di Stato, che ha riconosciuto che l’esposizione prolungata a sostanze cancerogene è direttamente collegata alla patologia del lavoratore.