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Ultimo aggiornamento: 8:16

Il ministero della Salute e quello della Giustizia hanno smentito “categoricamente”: all’origine del rinvio dello scudo penale per i medici – contenuto all’interno del ddl professioni sanitarie, atteso inizialmente il 4 agosto in consiglio dei ministri, ma poi rimandato – non ci sarebbe un dissidio tra Schillaci e Nordio. Il clima, assicurano dai due ministeri, è di “massima collaborazione” e “si individuerà in tempi brevi la soluzione migliore per garantire al personale sanitario di operare con serenità”. Eppure queste parole non rassicurano la categoria che da tempo spinge per far sì che questa misura, al momento temporanea, venga stabilizzata. Intanto perché non sono chiare le tempistiche: il provvedimento non tornerà in consiglio dei ministri prima di settembre ed essendo una legge delega non potrà essere approvato a stretto giro. Questo significa che se – come è probabile – si dovesse andare oltre il 31 dicembre 2025, lo scudo penale per non perdere di validità dovrà essere prorogato ancora una volta dalla prossima legge di Bilancio. Introdotto per la prima volta durante il Covid, infatti, lo scudo finora è andato avanti a colpi di proroghe. Il ddl doveva rendere strutturale questa norma. Fornendo una protezione definitiva ai medici da denunce e richieste di risarcimento che la stragrande maggioranza delle volte risultano essere palesemente immotivate.