Lo scudo penale per i medici continua a spaccare il Governo con i ministeri della Salute e della Giustizia che da oltre due anni si rimpallano il dossier senza trovare la quadra sul tema caldissimo della colpa medica nonostante i tanti annunci e i lavori di una commissione ministeriale di giuristi e medici che dopo 600 giorni di lavori ha prodotto un documento di riforma rimasto poi nei cassetti. Un braccio di ferro che ha fatto slittare per l'ennesima volta il tentativo di rendere strutturale e definitivo lo scudo penale per i medici che prevede la punibilità dei camici bianchi per morte o lesioni solo in caso di colpa grave. La misura era contenuta nella bozza di Ddl delega di riforma delle professioni sanitarie sbarcata a Palazzo Chigi ed era l'unica subito operativa tra quelle previste nel mini riordino (le altre prevedono i decreti delegati).
Sfuma la stabilizzazione dello scudo penale per i medici
Nato durante gli anni della pandemia per proteggere i medici dalle cause penali di fronte all'emergenza del covid lo scudo, prorogato più volte su pressing del ministro della Salute Orazio Schillaci, non è mai stato ben digerito dalla Giustizia e dal ministro Carlo Nordio che aveva voluto fortemente la nomina di una commissione di esperti guidata dal magistrato Adelchi d'Ippolito proprio per rivedere tutta la normativa sulla colpa medica. Le proposte della commissione - bocciate dal mondo dei medici - che dovevano diventare una riforma da presentare in Parlamento non hanno però mai visto la luce. E così di fronte alla scadenza a fine anno di questa “protezione” di fronte alle tante cause contro i camici bianchi - se ne stimano migliaia ogni anno che nel 97% dei casi si risolvono in un proscioglimento - sembrava quasi naturale si arrivasse presto, come annunciato più volte da Schillaci, a una sua stabilizzazione.










